Frattini e Maroni rispondono all'appello del Foglio: "Stiamo mediando con Tripoli"

Caro Direttore, rispondiamo all’“appello realista” che il suo giornale ci indirizza, innanzitutto ringraziandola per l’approccio articolato e comprensivo che anima la vostra analisi di una realtà che è appunto complessa e, come tale, merita una risposta politica altrettanto articolata e complessa. Affrontiamo certo una materia in cui l’assolutezza e l’irrinunciabilità dei diritti vanno prese sul serio e anche noi capiamo come gli uomini di buona volontà e le Organizzazioni umanitarie lancino da giorni un pressante allarme. Leggi l'appello realista del Foglio
13 AGO 20
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Richiamiamo, ma solo per completezza di argomenti, la necessità di un atteggiamento rispettoso della sovranità libica (e il rischio che gli inviti pressanti, e a volte polemici, della nostra opposizione parlamentare rivelino una prospettiva “neocoloniale” politicamente molto scorretta e assai controproducente dal punto di vista del risultato) e di un’azione internazionale capace di coinvolgere l’Onu, le sue agenzie e le altre Organizzazioni internazionali. Il destino e la sorte di questi cittadini eritrei non può cioè esser risolto dalla sola nostra e pur privilegiata relazione bilaterale. E in questa partita si misura ancora una volta tutta la fragilità europea e la prospettiva “del nord” – preoccupante e sconsiderata – che continua a considerare il Mediterraneo e la sua sponda sud come un “mondo a parte”. E’ proprio il sud del mondo a premere ancora una volta, e ora di più, contro i paesi della sponda meridionale e da lì sugli avamposti europei: Italia, Spagna, Malta e Grecia principalmente.
Non diciamo questo per coltivare un atteggiamento consolatorio e per trovare uno scudo, un riparo non solo alle responsabilità, ma al protagonismo che come è giusto anche al nostro paese si richiede. Diciamo questo perché in questa – come in altre occasioni – l’Italia non si è mai sottratta a un’attività di sensibilizzazione delle autorità libiche, verso le quali noi abbiamo scelto, nello spirito di una sincera amicizia, di condurre un’azione discreta e positiva anche in nome e per conto dell’Europa: come due distinte, ben note e importanti vicende legate alla soluzione della crisi Libia-Svizzera hanno recentemente saputo dimostrare.
Proprio perché questo nostro mondo è particolarmente complesso e l’approccio della diplomazia politica – se è, come tutti ci auguriamo, finalizzato a risolvere i problemi – deve aiutare a trovare le risposte più adeguate, noi abbiamo scelto una strada diversa da quella della pubblicità. Perché siamo convinti che non ci aiuterebbe. Sappiamo bene che è una lotta contro il tempo. In queste ore è in corso una delicata mediazione sotto la nostra egida, mediazione che stiamo finalizzando, per poter arrivare all’identificazione dei cittadini eritrei – i quali, è bene saperlo, timorosi di farsi identificare rendono impossibile la definizione del loro status - e poter loro offrire un’occupazione, nella stessa Libia, contro il rischio e la paura del rimpatrio. In quest’azione le Ong italiane sono in prima fila.
Franco Frattini, ministro degli Affari Esteri
Roberto Maroni, ministro dell’Interno